Una nuova compagna

Io e gli altri narrativo realistico Una nuova compagna Adatt. da Edward van de VendeI, Quello che ho dimenticato, Fabbri Editori Eccola, all’improvviso, sulla soglia. Come se fosse uscita da una scatoletta. Lunedì mattina di buon’ora: il corridoio è ancora buio, ma la nostra classe è illuminata. Alziamo lo sguardo dagli esercizi, in un silenzio che si sente ronzare. La maestra si alza dalla cattedra, incespica mentre con le braccia aperte va incontro alla bambina nuova. - Entra, vieni pure. Bambini, questa è Zosja Londerseel. Ha cambiato casa e verrà nella nostra classe. Dove ti vuoi sedere? Zosja si guarda intorno, illuminata da un raggio di luce, e dice: - Vicino a lui. Voglio stare vicino a lui. Mi sembra simpatico. Nessuno commenta, ma vedo teste che si voltano e mi spavento. Vuole dire me. A volte penso che il rossore mi salga dai piedi e mi si arrampichi su fino alle guance come una piantina. Arrossisco a sinistra e a destra in stereo, impossibile spegnere il rosso, non c’è un tasto apposta. Cerco di trattenerlo, ma... Lei sta già venendo verso di me. Si siede e chiede come mi chiamo. - Ah... Elmer - rispondo e lei dice: - Che bello, Elmer. Io mi chiamo Zosja. - Bene - dice la maestra, - stavamo facendo degli esercizi. Elmer, li spieghi tu a Zosja? Lo faccio e il rosso diminuisce un po’. Mi scende da qualche parte nello stomaco e lì rimane, come una fiammella che può riaccendersi appena arriva altro carburante. Comprendo Informazioni analitiche Il narratore di questa storia è: Zosja. la maestra. un narratore esterno. Elmer. C’è una parte del testo in cui chi narra smette di raccontare la vicenda e parla di se stesso: indicala con una barra rossa a lato.

Io e gli altri

narrativo realistico

Una nuova compagna

Adatt. da Edward van de VendeI, Quello che ho dimenticato, Fabbri Editori


Eccola, all’improvviso, sulla soglia. Come se fosse uscita da una scatoletta.

Lunedì mattina di buon’ora: il corridoio è ancora buio, ma la nostra classe è illuminata. Alziamo lo sguardo dagli esercizi, in un silenzio che si sente ronzare.

La maestra si alza dalla cattedra, incespica mentre con le braccia aperte va incontro alla bambina nuova. - Entra, vieni pure. Bambini, questa è Zosja Londerseel. Ha cambiato casa e verrà nella nostra classe. Dove ti vuoi sedere?

Zosja si guarda intorno, illuminata da un raggio di luce, e dice: - Vicino a lui. Voglio stare vicino a lui. Mi sembra simpatico.

Nessuno commenta, ma vedo teste che si voltano e mi spavento. Vuole dire me.

A volte penso che il rossore mi salga dai piedi e mi si arrampichi su fino alle guance come una piantina. Arrossisco a sinistra e a destra in stereo, impossibile spegnere il rosso, non c’è un tasto apposta. Cerco di trattenerlo, ma...

Lei sta già venendo verso di me. Si siede e chiede come mi chiamo.

- Ah... Elmer - rispondo e lei dice: - Che bello, Elmer. Io mi chiamo Zosja.

- Bene - dice la maestra, - stavamo facendo degli esercizi. Elmer, li spieghi tu a Zosja?

Lo faccio e il rosso diminuisce un po’. Mi scende da qualche parte nello stomaco e lì rimane, come una fiammella che può riaccendersi appena arriva altro carburante.