La vita nell’antico Egitto

A come ambiente informativo AA.VV., Le grandi civiltà del mondo antico, Giunti Nell’antico Egitto l’inizio dell’anno coincideva con la grande inondazione del Nilo. Rispetto al nostro calendario il Capodanno egizio cadeva intorno al 19 luglio e segnava l’inizio della stagione “Akhet”: i quattro mesi fra estate e autunno, durante i quali l’acqua del Nilo ricopriva quasi tutte le terre coltivate. In questo modo ciò che era stato seminato poteva crescere e dare buoni raccolti. Per questo motivo numerosi erano i giorni dedicati ai festeggiamenti e alle cerimonie sacre. Feste e celebrazioni Il giorno stesso del Capodanno era festa grande: si celebravano i riti per offrire al dio Hapi, il Nilo, e alla sua sposa, statuette, ciondoli e amuleti in oro, rame e lapislazzuli. In questo modo si ringraziavano gli dei per aver permesso il ripetersi della piena e, al tempo stesso, si sollecitavano i loro favori. Particolarmente onorata era Sothis, cioè la stella Sirio, che appariva bassa sull’orizzonte in coincidenza con l’inizio dell’inondazione. Nelle città di Tebe e Karnak le grandi celebrazioni in onore del dio Amon duravano quasi un mese, mentre la città di Bubasti era la meta del pellegrinaggio in barca in onore della dea Bastet. In occasione del Capodanno i privati cittadini usavano scambiarsi ampolle piene di essenze profumate recanti la scritta “Buon anno”. Per il contadino egiziano Akhet significava anche un periodo di lavoro dedicato alle opere di irrigazione: era infatti necessario che le acque raggiungessero tutti i terreni coltivati e che ogni canale fosse bene pulito e sgombro dai detriti. Queste fatiche facevano parte degli obblighi che ogni agricoltore aveva nei confronti dello Stato, senza dimenticare il proprio campicello a cui occorreva far pervenire l’acqua della piena attraverso piccoli canali o fossati. Intanto, però, il bestiame andava spostato in luoghi non raggiungibili dalle acque e bisognava provvedere a nutrirlo con il foraggio immagazzinato nei fienili o, singolarmente, anche con la pasta di pane. Non meno faticoso era il lavoro delle donne che, nelle aie sonnolente delle grandi fattorie o nelle povere abitazioni degli agricoltori, si dedicavano quotidianamente a tutta una serie di lavori domestici al fine di preparare per la conservazione e la consumazione i prodotti del raccolto: esse macinavano e impastavano i cereali, cuocevano i cibi e sigillavano le conserve nei vasi; inoltre c’era ancora il lino da tessere, le stuoie da intrecciare e bisognava sistemare nei magazzini le razioni alimentari distribuite dai funzionari dello Stato e del tempio. Con tutti questi impegni non rimaneva certo molto tempo da dedicare agli svaghi, che si limitavano a qualche cerimonia religiosa o alla visita al mercato. Scopro il testo Il testo che hai letto è un testo: narrativo, perché racconta la vita del contadino Akhet. informativo, perché riporta informazioni varie sull’antico Egitto. descrittivo, perché descrive le fatiche delle donne egiziane. Lessico Osserva le frasi in cui sono inserite queste parole e indica qual è il loro significato. Amuleti Portafortuna Frutti Lapislazzuli Pietre preziose blu intenso Vetri colorati Ampolle Bottigliette di vetro Bicchieri Scrivo Il testo è diviso in sequenze informative. Scrivi per ogni sequenza un titoletto che ne indichi il contenuto, come nell’esempio. Poi, sul quaderno scrivi le informazioni principali di ogni sequenza, in modo da ottenere una sintesi del testo. Procedi con ordine. Introduzione: Nell’antico Egitto l’inondazione del Nilo era molto importante perché rendeva i campi fertili. Avveniva il 19 luglio: in quel giorno iniziava la stagione Akhet e l’anno nuovo. Feste e celebrazioni:

A come ambiente

informativo

 

AA.VV., Le grandi civiltà del mondo antico, Giunti


Nell’antico Egitto l’inizio dell’anno coincideva con la grande inondazione del Nilo. Rispetto al nostro calendario il Capodanno egizio cadeva intorno al 19 luglio e segnava l’inizio della stagione “Akhet”: i quattro mesi fra estate e autunno, durante i quali l’acqua del Nilo ricopriva quasi tutte le terre coltivate. In questo modo ciò che era stato semina­to poteva crescere e dare buoni raccolti. Per questo motivo numerosi erano i giorni dedicati ai festeggiamenti e alle cerimonie sacre.

Feste e celebrazioni

Il giorno stesso del Capodanno era festa grande: si celebravano i riti per offrire al dio Hapi, il Nilo, e alla sua sposa, statuette, ciondoli e amuleti in oro, rame e lapislazzuli. In questo modo si ringraziavano gli dei per aver permesso il ripetersi della piena e, al tempo stesso, si sollecitavano i loro favori.

Particolarmente onorata era Sothis, cioè la stella Sirio, che appariva bassa sull’orizzonte in coincidenza con l’inizio dell’inondazione.

Nelle città di Tebe e Karnak le grandi celebrazioni in onore del dio Amon duravano quasi un mese, mentre la città di Bubasti era la meta del pellegrinaggio in barca in onore della dea Bastet. In occasione del Capodanno i privati cittadini usavano scambiarsi ampolle piene di essenze profumate recanti la scritta “Buon anno”.

 

Per il contadino egiziano Akhet significava anche un periodo di lavoro dedicato alle opere di irrigazione: era infatti necessario che le acque raggiungessero tutti i terreni coltivati e che ogni canale fosse bene pulito e sgombro dai detriti.

Queste fatiche facevano parte degli obblighi che ogni agricoltore aveva nei confronti dello Stato, senza dimenticare il proprio campicello a cui occorreva far pervenire l’acqua della piena attraverso piccoli canali o fossati. Intanto, però, il bestiame andava spostato in luoghi non raggiungibili dalle acque e bisognava provvedere a nutrirlo con il foraggio immagazzinato nei fienili o, singolarmente, anche con la pasta di pane.

 

Non meno faticoso era il lavoro delle donne che, nelle aie sonnolente delle grandi fattorie o nelle povere abitazioni degli agricoltori, si dedicavano quotidianamente a tutta una serie di lavori domestici al fine di preparare per la conservazione e la consumazione i prodotti del raccolto: esse macinavano e impastavano i cereali, cuocevano i cibi e sigillavano le conserve nei vasi; inoltre c’era ancora il lino da tessere, le stuoie da intrecciare e bisognava sistemare nei magazzini le razioni alimentari distribuite dai funzionari dello Stato e del tempio. Con tutti questi impegni non rimaneva certo molto tempo da dedicare agli svaghi, che si limitavano a qualche cerimonia religiosa o alla visita al mercato.