L’albero di melo

Sogni, desideri, progetti narrativo realistico L’albero di melo Helga Schneider, Heike riprende a respirare, Salani Siamo nel 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale. Heike ha dieci anni e vive a Berlino, con la madre, nello scantinato della loro casa distrutta dalle bombe. Il padre è disperso, ma Heike sa che tornerà e ne parla con l’albero di melo che cresce nel giardino. Heike si infilò svelta nel cancello arrugginito e fu come se il giardino le corresse incontro. Subito corse dal melo, cinse con le braccia il suo tronco, posò la guancia contro la corteccia e chiese: - Quando rivedrò mio padre? Quello di Clara è già tornato. Ascoltò, poi sospirò delusa: - Ogni giorno mi rispondi “presto”! Ma quando è presto? Domani? Fra una settimana? Heike parlava con l’albero come se fosse un amico, gli raccontava tutto. Gli diceva quando era triste, quando aveva nostalgia del papà e, le volte che vedeva la mamma pallida e seria, ne domandava all’albero il motivo. Da quando la casa era stata colpita da una bomba, lei e la madre vivevano nella cantina, rimasta agibile. Erano senza acqua corrente, senza gas di città e senza telefono, ma almeno da qualche giorno avevano l’elettricità. Si erano salvate perché al momento dell’incursione lei, la mamma e la gatta si trovavano nel minuscolo bunker che un giorno due uomini avevano costruito nel giardino. Un bunker speciale nel quale non si moriva anche qualora a due passi cadesse una bomba. Quando Heike, uscendo dal bunker, aveva visto la casa distrutta, era stata colta da una crisi di pianto che sembrava non volesse finire mai. La mamma le aveva promesso che dopo il ritorno del papà dalla guerra l’avrebbero ricostruita più bella di prima, ma era una magra consolazione di fronte alla vista straziante della rovina. Erano rimasti in piedi solo due muri portanti e in mezzo c’era un cumulo di macerie. Dopo essersi riprese dallo sconforto, Heike e la madre, frugando fra i calcinacci, avevano recuperato un tavolo con due gambe, tre sedie rotte, due reti per il letto e altro materiale che avevano usato per trasformare la cantina in un alloggio di fortuna, in modo da essere riparate almeno dal freddo e dal maltempo. Scavando più in profondità avevano anche trovato diversi oggetti di valore. Li avevano barattati al mercato nero con un fornello a spirito, una sveglia funzionante, attrezzi da cucina e altre cose utili. Heike si sciolse dal tronco e guardò in alto. Le piaceva osservare le foglie del melo, avevano i margini seghettati, come rosicchiati dai topi, ma era solo un’impressione. Erano sane e robuste e dopo la pioggia brillavano come se fossero state lucidate a cera. Prima che la casa fosse stata bombardata, una volta il padre era tornato dal fronte per una breve licenza e aveva potato il melo e gli altri alberi del giardino. Lui se ne intendeva perché era un agronomo. Ora però la guerra era finita e Heike aspettava il papà. Immaginava che prima o poi lo avrebbe visto entrare dal cancello e gli sarebbe corsa incontro. Strategie! Non sempre in un testo i fatti vengono narrati nell’ordine in cui sono avvenuti. Talvolta ci sono dei flashback, cioè “salti all’indietro”, in cui vengono narrati fatti avvenuti in un tempo passato rispetto a quelli del racconto. Il riconoscimento del flashback ti aiuta a comprendere il racconto. Lessico Dall’espressione del testo fornello a spirito puoi capire che: lo spirito è qualcosa che si può bruciare per produrre calore lo spirito è un ingrediente che si usa per cucinare Comprendo Comprensione globale Nel testo c’è un lungo flashback. Sottolinealo a matita. Poi segna con una X quale tra queste frasi riassume meglio il suo contenuto. La casa di Heike era stata distrutta da una bomba e lei e la mamma si erano arrangiate a vivere nella cantina. C’era stato un bombardamento e Heike e la mamma si erano salvate riparandosi in un bunker costruito in giardino. Heike e la mamma avevano trovato degli oggetti preziosi fra le macerie e li avevano venduti al mercato nero. Immagina di cambiare il titolo di questo brano. Quale dei seguenti titoli, secondo te, riassume meglio il contenuto? In attesa del papà Vita nel bunker Vivere con la mamma La guerra in città

Sogni, desideri, progetti

narrativo realistico

L’albero di melo

Helga Schneider, Heike riprende a respirare, Salani


Siamo nel 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale. Heike ha dieci anni e vive a Berlino, con la madre, nello scantinato della loro casa distrutta dalle bombe. Il padre è disperso, ma Heike sa che tornerà e ne parla con l’albero di melo che cresce nel giardino.

Heike si infilò svelta nel cancello arrugginito e fu come se il giardino le corresse incontro. Subito corse dal melo, cinse con le braccia il suo tronco, posò la guancia contro la corteccia e chiese: - Quando rivedrò mio padre? Quello di Clara è già tornato.

Ascoltò, poi sospirò delusa: - Ogni giorno mi rispondi “presto”! Ma quando è presto? Domani? Fra una settimana?

Heike parlava con l’albero come se fosse un amico, gli raccontava tutto. Gli diceva quando era triste, quando aveva nostalgia del papà e, le volte che vedeva la mamma pallida e seria, ne domandava all’albero il motivo.

Da quando la casa era stata colpita da una bomba, lei e la madre vivevano nella cantina, rimasta agibile. Erano senza acqua corrente, senza gas di città e senza telefono, ma almeno da qualche giorno avevano l’elettricità.

Si erano salvate perché al momento dell’incursione lei, la mamma e la gatta si trovavano nel minuscolo bunker che un giorno due uomini avevano costruito nel giardino. Un bunker speciale nel quale non si moriva anche qualora a due passi cadesse una bomba. Quando Heike, uscendo dal bunker, aveva visto la casa distrutta, era stata colta da una crisi di pianto che sembrava non volesse finire mai. La mamma le aveva promesso che dopo il ritorno del papà dalla guerra l’avrebbero ricostruita più bella di prima, ma era una magra consolazione di fronte alla vista straziante della rovina. Erano rimasti in piedi solo due muri portanti e in mezzo c’era un cumulo di macerie. Dopo essersi riprese dallo sconforto, Heike e la madre, frugando fra i calcinacci, avevano recuperato un tavolo con due gambe, tre sedie rotte, due reti per il letto e altro materiale che avevano usato per trasformare la cantina in un alloggio di fortuna, in modo da essere riparate almeno dal freddo e dal maltempo. Scavando più in profondità avevano anche trovato diversi oggetti di valore. Li avevano barattati al mercato nero con un fornello a spirito, una sveglia funzionante, attrezzi da cucina e altre cose utili.

Heike si sciolse dal tronco e guardò in alto. Le piaceva osservare le foglie del melo, avevano i margini seghettati, come rosicchiati dai topi, ma era solo un’impressione. Erano sane e robuste e dopo la pioggia brillavano come se fossero state lucidate a cera. Prima che la casa fosse stata bombardata, una volta il padre era tornato dal fronte per una breve licenza e aveva potato il melo e gli altri alberi del giardino. Lui se ne intendeva perché era un agronomo. Ora però la guerra era finita e Heike aspettava il papà. Immaginava che prima o poi lo avrebbe visto entrare dal cancello e gli sarebbe corsa incontro.

Comprendo

Comprensione globale

  •  Nel testo c’è un lungo flashback. Sottolinealo a matita. Poi segna con una X quale tra queste frasi riassume meglio il suo contenuto.
    •   La casa di Heike era stata distrutta da una bomba e lei e la mamma si erano arrangiate a vivere nella cantina.
    •   C’era stato un bombardamento e Heike e la mamma si erano salvate riparandosi in un bunker costruito in giardino.
    •   Heike e la mamma avevano trovato degli oggetti preziosi fra le macerie e li avevano venduti al mercato nero.
  •  Immagina di cambiare il titolo di questo brano. Quale dei seguenti titoli, secondo te, riassume meglio il contenuto?
    •   In attesa del papà
    •   Vita nel bunker
    •   Vivere con la mamma
    •   La guerra in città