Noi, guardiani delle balene

Passato e presente informativo Noi, guardiani delle balene Adatt. da Riccardo Bruno, “Corriere della Sera” SANREMO (IMPERIA). E pensare che non è stata una giornata fortunata. Eppure si rientra dopo aver visto decine di Stenelle striate, una varietà di delfino, ascoltato la “voce” di due capodogli e in più incrociato un paio di enormi tartarughe e alcuni pesci luna. Ieri era andata meglio, davanti alle coste di Sanremo c’erano cinque balenottere comuni, a dispetto del nome le più grandi al mondo dopo quelle azzurre. Un’uscita in barca nel Santuario Pelagos, quasi 90 mila chilometri quadrati di area protetta tra Italia, Francia e Principato di Monaco, regala sempre emozioni e dati preziosi per tenere d’occhio la salute delle otto specie di cetacei che vivono in questo ecosistema. - È un tesoro che pochi ancora conoscono -, spiega con lo stesso entusiasmo che aveva 30 anni fa quando iniziò, Sabina Airoldi, responsabile delle ricerche nel Mar Ligure dell’Istituto Tethys, il gruppo di scienziati che ha contribuito a scoprire e valorizzare questa risorsa naturale. - Mi ero laureata con una tesi sui ragni, ma non era la mia strada. Mi sono innamorata di queste creature quando mi ritrovai in mezzo ai globicefali. Uno di loro alzò la testa, mi guardò e poi si affacciò dentro il canotto per vedere cosa c’era. Un amore che Sabina e i suoi colleghi cercano di trasmettere, coinvolgendo anche i semplici appassionati nei progetti di “citizen science”. - Per una settimana vengono con noi, fanno i turni di osservazione. Imparano a conoscere e a conservare questo patrimonio minacciato dai nostri comportamenti sbagliati. Chi sale a bordo in questo periodo può per esempio dare una mano a Nino Pierantonio, specializzato in bio-acustica, abruzzese che vive a Londra e gira tutti i mari del Mediterraneo. Sta lavorando a una ricerca sulla crescita dei capodogli. - È incredibile la ricchezza di informazioni che riusciamo ad ottenere attraverso i suoni che emettono. Quanta differenza dalle barche di “whale watching” che promettono il rimborso del biglietto se non si vede niente e piombano come bolidi sui branchi di mammiferi. Qui c’è attesa, cautela, segnalazione di ogni avvistamento, identificazione, soprattutto dei capodogli, che si riconoscono dalla pinna e a cui viene dato a tutti un nome. - Anche se in un’area non troviamo niente, per noi è comunque un dato rilevante - osservano. Per esempio, ultimamente le otto specie di cetacei sembrano diventate sette. - Da un paio di anni non abbiamo più avvistato un tipo di delfino che si chiama grampo - fa sapere Sabina. - Non ci sono tracce di spiaggiamenti, evidentemente si sono spostati da un’altra parte. Stiamo cercando di capire il motivo. Portare i cittadini a bordo è soprattutto una chiave per far crescere la sensibilità. - Abbiamo una ricchezza enorme. Dobbiamo essere capaci di sfruttarla senza trasformarla in uno zoo. Strategie! Per orientarti meglio in un testo e memorizzarne più facilmente le informazioni, puoi usare le parole chiave che spesso trovi evidenziate. Puoi utilizzare le parole chiave anche per costruire una mappa o uno schema riassuntivo. Comprendo Comprensione globale Usa le parole chiave per costruire sul quaderno uno schema riassuntivo del testo. Aggiungi a ogni parola un titoletto che indichi le informazioni a cui si riferisce la parola chiave. Lessico Qual è la parola, che le comprende tutte, con cui vengono indicate nel testo le specie di animali che vivono e che vengono studiate nel Santuario Pelagos? Nel testo c’è una parola che ti fa capire una caratteristica importante di questi animali. Qual è? Mammiferi Globicefali Sai che cosa significa spiaggiamento? Cerca la parola sul dizionario e scrivi qui il suo significato. Scrivo Cerca, insieme ai tuoi compagni, altre informazioni sulle specie di cui parla il testo e che sono presenti nel Mar Mediterraneo. Scrivete poi un testo collettivo con le informazioni che avete trovato. Per selezionare le informazioni, costruite prima uno schema con i titoli delle informazioni che volete ricavare. Ad esempio: “Che cosa mangiano; Come si riproducono; Come è la loro organizzazione sociale (se vivono in branchi o in gruppi familiari)…”.

Passato e presente

informativo

Noi, guardiani delle balene

Adatt. da Riccardo Bruno, “Corriere della Sera”


SANREMO (IMPERIA). E pensare che non è stata una giornata fortunata. Eppure si rientra dopo aver visto decine di Stenelle striate, una varietà di delfino, ascoltato la “voce” di due capodogli e in più incrociato un paio di enormi tartarughe e alcuni pesci luna. Ieri era andata meglio, davanti alle coste di Sanremo c’erano cinque balenottere comuni, a dispetto del nome le più grandi al mondo dopo quelle azzurre.

Un’uscita in barca nel Santuario Pelagos, quasi 90 mila chilometri quadrati di area protetta tra Italia, Francia e Principato di Monaco, regala sempre emozioni e dati preziosi per tenere d’occhio la salute delle otto specie di cetacei che vivono in questo ecosistema. - È un tesoro che pochi ancora conoscono -, spiega con lo stesso entusiasmo che aveva 30 anni fa quando iniziò, Sabina Airoldi, responsabile delle ricerche nel Mar Ligure dell’Istituto Tethys, il gruppo di scienziati che ha contribuito a scoprire e valorizzare questa risorsa naturale. - Mi ero laureata con una tesi sui ragni, ma non era la mia strada. Mi sono innamorata di queste creature quando mi ritrovai in mezzo ai globicefali. Uno di loro alzò la testa, mi guardò e poi si affacciò dentro il canotto per vedere cosa c’era.

Un amore che Sabina e i suoi colleghi cercano di trasmettere, coinvolgendo anche i semplici appassionati nei progetti di “citizen science”. - Per una settimana vengono con noi, fanno i turni di osservazione. Imparano a conoscere e a conservare questo patrimonio minacciato dai nostri comportamenti sbagliati.

Chi sale a bordo in questo periodo può per esempio dare una mano a Nino Pierantonio, specializzato in bio-acustica, abruzzese che vive a Londra e gira tutti i mari del Mediterraneo. Sta lavorando a una ricerca sulla crescita dei capodogli.

- È incredibile la ricchezza di informazioni che riusciamo ad ottenere attraverso i suoni che emettono.

Quanta differenza dalle barche di “whale watching” che promettono il rimborso del biglietto se non si vede niente e piombano come bolidi sui branchi di mammiferi. Qui c’è attesa, cautela, segnalazione di ogni avvistamento, identificazione, soprattutto dei capodogli, che si riconoscono dalla pinna e a cui viene dato a tutti un nome.

- Anche se in un’area non troviamo niente, per noi è comunque un dato rilevante - osservano. Per esempio, ultimamente le otto specie di cetacei sembrano diventate sette. - Da un paio di anni non abbiamo più avvistato un tipo di delfino che si chiama grampo - fa sapere Sabina. - Non ci sono tracce di spiaggiamenti, evidentemente si sono spostati da un’altra parte. Stiamo cercando di capire il motivo.

Portare i cittadini a bordo è soprattutto una chiave per far crescere la sensibilità. - Abbiamo una ricchezza enorme. Dobbiamo essere capaci di sfruttarla senza trasformarla in uno zoo.

Lessico
  •  Qual è la parola, che le comprende tutte, con cui vengono indicate nel testo le specie di animali che vivono e che vengono studiate nel Santuario Pelagos?  
    •   Nel testo c’è una parola che ti fa capire una caratteristica importante di questi animali. Qual è?
      •   Mammiferi
      •   Globicefali
  •  Sai che cosa significa spiaggiamento? Cerca la parola sul dizionario e scrivi qui il suo significato.   
Scrivo
  •  Cerca, insieme ai tuoi compagni, altre informazioni sulle specie di cui parla il testo e che sono presenti nel Mar Mediterraneo. Scrivete poi un testo collettivo con le informazioni che avete trovato. Per selezionare le informazioni, costruite prima uno schema con i titoli delle informazioni che volete ricavare. Ad esempio: “Che cosa mangiano; Come si riproducono; Come è la loro organizzazione sociale (se vivono in branchi o in gruppi familiari)…”.