Non andrò più allo stadio

Mi piace, non mi piace narrativo realistico Non andrò più allo stadio Adatt. da Stefano Bordiglioni, Diario di Giulio TOP SECRET, Edizioni EL Che ne sai tu delle partite di calcio, mio affabile diario? Niente? Bé, io invece ora so tutto, ma proprio tutto, ma proprio tutto sull’argomento. No, non mi sono messo a studiare il giornale per giocare la schedina. E neanche me ne sono rimasto per ore a seguire le vicende del campionato italiano alla televisione. No, io non sono particolarmente appassionato di calcio. Preferisco il basket e la pallavolo: più geometrie, più velocità, più continuità di gioco. Ho invece accettato un invito di Alfredo e sono andato con lui a vedere una partita di calcio vera, allo stadio. È stata una cosa molto divertente. Non per il calcio, no: io e Alfredo eravamo nella curva nord e le due squadre che si affrontavano hanno giocato benissimo un tempo per una, e sempre sotto alla porta della curva sud dello stadio. Io personalmente della partita potrei raccontare quello che faceva il portiere della mia parte, cioè quasi nulla. Comunque no, non è certo stata la partita la cosa divertente. Il vero spettacolo è stato il pubblico: tutti in piedi, dall’inizio alla fine, a urlare e a dirne di tutti i colori ai ventidue nel campo. Anzi, ai ventitré nel campo: l’arbitro infatti si è preso anche lui una bella dose di insulti e maledizioni. Io guardavo Alfredo, vicino a me. Lui è un tipo calmo e tranquillo, ma lì si era trasformato: all’arbitro e ai giocatori della squadra avversaria urlava robacce che cominciavano per “s”, per “f”, per “c”. Io non credevo quasi mai alle mie orecchie. So che i giocatori di calcio guadagnano parecchio, però mi chiedo: quanto deve guadagnare un arbitro per passare le sue domeniche a farsi insultare così? Sicuramente molto più dei calciatori! Ogni tanto uscivano come dal nulla degli striscioni enormi che inneggiavano all’una e all’altra squadra. C’erano anche cartelli e striscioni “contro”. Contro un giocatore, contro una squadra, contro un allenatore, contro un presidente di società… L’unica cosa che mi veniva in mente leggendoli è che c’è gente al mondo che ha veramente tanto tempo libero. A me non verrebbe mai in mente di lavorare giorni e giorni, spendendo tempo, fatica e denaro, solo per dare del somaro a qualcuno. I tifosi con gli striscioni comunque sembravano molto soddisfatti di quella specie di carnevale di insulti. Pittoresco davvero! La partita è finita zero a zero e uscire dallo stadio è stata una cosa lenta e difficile. Per quel che mi riguarda, non credo che andrò più allo stadio: se proprio vorrò guardare una partita di calcio lo farò da casa, seduto in poltrona, davanti alla televisione, in ciabatte. Parliamone insieme Qual è il tuo sport preferito? Preferisci il calcio o anche tu, come l’autore, preferisci altri sport? Fai il tifo per qualche squadra? Ti è mai capitato di assistere a una partita importante dal vivo? Hai assistito a comportamenti simili a quelli descritti nel brano? Spiega che cosa ti piace del tuo sport preferito ai compagni e racconta le tue esperienze. Rifletto sulla lingua Il linguaggio di questo testo è: informale e simile al parlato formale e tipico dello scritto

Mi piace, non mi piace

narrativo realistico

Non andrò più allo stadio

Adatt. da Stefano Bordiglioni, Diario di Giulio TOP SECRET, Edizioni EL


Che ne sai tu delle partite di calcio, mio affabile diario? Niente? Bé, io invece ora so tutto, ma proprio tutto, ma proprio tutto sull’argomento. No, non mi sono messo a studiare il giornale per giocare la schedina. E neanche me ne sono rimasto per ore a seguire le vicende del campionato italiano alla televisione. No, io non sono particolarmente appassionato di calcio. Preferisco il basket e la pallavolo: più geometrie, più velocità, più continuità di gioco.

Ho invece accettato un invito di Alfredo e sono andato con lui a vedere una partita di calcio vera, allo stadio. È stata una cosa molto divertente. Non per il calcio, no: io e Alfredo eravamo nella curva nord e le due squadre che si affrontavano hanno giocato benissimo un tempo per una, e sempre sotto alla porta della curva sud dello stadio. Io personalmente della partita potrei raccontare quello che faceva il portiere della mia parte, cioè quasi nulla.

Comunque no, non è certo stata la partita la cosa divertente. Il vero spettacolo è stato il pubblico: tutti in piedi, dall’inizio alla fine, a urlare e a dirne di tutti i colori ai ventidue nel campo. Anzi, ai ventitré nel campo: l’arbitro infatti si è preso anche lui una bella dose di insulti e maledizioni.

Io guardavo Alfredo, vicino a me. Lui è un tipo calmo e tranquillo, ma lì si era trasformato: all’arbitro e ai giocatori della squadra avversaria urlava robacce che cominciavano per “s”, per “f”, per “c”.

Io non credevo quasi mai alle mie orecchie. So che i giocatori di calcio guadagnano parecchio, però mi chiedo: quanto deve guadagnare un arbitro per passare le sue domeniche a farsi insultare così? Sicuramente molto più dei calciatori!

Ogni tanto uscivano come dal nulla degli striscioni enormi che inneggiavano all’una e all’altra squadra. C’erano anche cartelli e striscioni “contro”. Contro un giocatore, contro una squadra, contro un allenatore, contro un presidente di società… L’unica cosa che mi veniva in mente leggendoli è che c’è gente al mondo che ha veramente tanto tempo libero. A me non verrebbe mai in mente di lavorare giorni e giorni, spendendo tempo, fatica e denaro, solo per dare del somaro a qualcuno. I tifosi con gli striscioni comunque sembravano molto soddisfatti di quella specie di carnevale di insulti. Pittoresco davvero!

La partita è finita zero a zero e uscire dallo stadio è stata una cosa lenta e difficile.

Per quel che mi riguarda, non credo che andrò più allo stadio: se proprio vorrò guardare una partita di calcio lo farò da casa, seduto in poltrona, davanti alla televisione, in ciabatte.