David e Mohammed

Uguali e diversi racconto realistico David e Mohammed Adatt. da Antonio Ferrara, Come i pini di Ramallah, Fatatrac David e Mohammed sono due bambini che vivono nella stessa terra, una terra segnata dalla guerra e dall’odio. David, israeliano, e Mohammed, palestinese, raccontano le loro vite, così vicine e così lontane, finché un giorno si incontrano ed entrambi pensano che due popoli potrebbero convivere pacificamente nella stessa terra. David Io sono ebreo e vivo a Gerusalemme, la città santa. Un solo giardino di pompelmi a ridosso dei monti calvi, illuminati da un misterioso sole. Un turbinio scintillante di acqua e di luce. I palmizi, gli aromi. Questa terra è la mia isola misteriosa. L’isola che canta. Sono felice di vivere. Io sono fatto così. E non è vero, come dicono, che ho il sorriso triste. Ho dieci anni e mi chiamo David. Mohammed Una bellezza imprevedibile, improvvisa, come quando guardi la schiuma del mare, o la disposizione delle venature del legno. Così è la mia Ramallah. Come una forza buona, come una terra salda, come sul mare l’ombra di una nuvola. Mi chiamo Mohammed, ho dieci anni e sono palestinese. Mi piace passeggiare tra le viuzze strette dove si assaggiano i cus cus aromatizzati dalla noce moscata, le polpettine speziate, i pomodori con aceto alle erbe. Mohammed Due popoli sulla stessa terra in fondo sono come due fratelli in una stessa cameretta. Ci staranno un po’ più stretti di un figlio unico, si sa. Certo i letti saranno due, e va bene così, ognuno farà i suoi sogni sotto la sua coperta. Ognuno avrà i suoi libri per leggere e per studiare, ognuno i suoi quaderni, le sue matite, i suoi album per disegnare. Ma forse in quella cameretta ci sarà posto per un solo armadio. Forse. Allora i due fratelli cercheranno di mettere i loro vestiti ben distinti quelli di uno da quelli dell’altro. Uno metterà le sue camicie e i suoi jeans sulla sinistra, l’altro li sistemerà sulla destra, cercando di non fare confusione. Basterà stare un pochino attenti. Ma una mattina forse succederà, ma non è detto che succeda, non si sa mai, che, nella fretta di andare a scuola, uno dei due indosserà per sbaglio sui suoi pantaloni una camicia dell’altro, e se ne accorgerà soltanto in strada. Penserà “che stupido, ho sbagliato camicia!”, “avrei fatto meglio ad alzarmi prima, stamattina” e altre cose così. Poi magari qualcuno lo saluterà dicendogli: - Sai hai proprio una bella camicia, perché non l’avevi messa mai? - e allora il ragazzo comincerà pian piano a pensare che forse quei due colori stanno pure bene insieme, quello della camicia e quello dei pantaloni, voglio dire. Allora la mattina dopo quel ragazzo forse (forse, ma non è detto) chiederà a suo fratello di lasciargli ancora indossare quella camicia che gli stava così bene, e magari gliene offrirà in cambio una delle sue. Forse lo lascerà addirittura scegliere nella sua porzione di armadio. Forse. Alla fine ognuno dei due fratelli avrà il doppio delle camicie che aveva prima, e anche il doppio dei pantaloni, dei maglioni, dei calzini e delle mutande. La storia siamo noi! Perché David e Mohammed sono “nemici”? Che cosa è successo in Israele e Palestina? Dividetevi in gruppi e cercate informazioni sulla storia di questi Paesi. Poi raccogliete in ordine cronologico i fatti storici e esponeteli alla classe. Comprendo Informazioni implicite Sia David sia Mohammed descrivono la loro terra: con dolore con serenità con disprezzo con rabbia Quale similitudine usa Mohammed per spiegare la presenza di due popoli sulla stessa terra? Secondo te, perché alla fine i due fratelli saranno contenti di condividere lo stesso armadio? Rifletto sulla lingua Osserva i verbi che trovi nel testo in questa pagina. Sono quasi tutti allo stesso tempo verbale: quale? Secondo te, viene usato questo tempo per indicare: cose che non accadranno mai. cose che potrebbero accadere. cose che accadranno di sicuro.
Uguali e diversi racconto realistico David e Mohammed Adatt. da Antonio Ferrara, Come i pini di Ramallah, Fatatrac David e Mohammed sono due bambini che vivono nella stessa terra, una terra segnata dalla guerra e dall’odio. David, israeliano, e Mohammed, palestinese, raccontano le loro vite, così vicine e così lontane, finché un giorno si incontrano ed entrambi pensano che due popoli potrebbero convivere pacificamente nella stessa terra. David Io sono ebreo e vivo a Gerusalemme, la città santa. Un solo giardino di pompelmi a ridosso dei monti calvi, illuminati da un misterioso sole. Un turbinio scintillante di acqua e di luce. I palmizi, gli aromi. Questa terra è la mia isola misteriosa. L’isola che canta. Sono felice di vivere. Io sono fatto così. E non è vero, come dicono, che ho il sorriso triste. Ho dieci anni e mi chiamo David. Mohammed Una bellezza imprevedibile, improvvisa, come quando guardi la schiuma del mare, o la disposizione delle venature del legno. Così è la mia Ramallah. Come una forza buona, come una terra salda, come sul mare l’ombra di una nuvola. Mi chiamo Mohammed, ho dieci anni e sono palestinese. Mi piace passeggiare tra le viuzze strette dove si assaggiano i cus cus aromatizzati dalla noce moscata, le polpettine speziate, i pomodori con aceto alle erbe. Mohammed Due popoli sulla stessa terra in fondo sono come due fratelli in una stessa cameretta. Ci staranno un po’ più stretti di un figlio unico, si sa. Certo i letti saranno due, e va bene così, ognuno farà i suoi sogni sotto la sua coperta. Ognuno avrà i suoi libri per leggere e per studiare, ognuno i suoi quaderni, le sue matite, i suoi album per disegnare. Ma forse in quella cameretta ci sarà posto per un solo armadio. Forse. Allora i due fratelli cercheranno di mettere i loro vestiti ben distinti quelli di uno da quelli dell’altro. Uno metterà le sue camicie e i suoi jeans sulla sinistra, l’altro li sistemerà sulla destra, cercando di non fare confusione. Basterà stare un pochino attenti. Ma una mattina forse succederà, ma non è detto che succeda, non si sa mai, che, nella fretta di andare a scuola, uno dei due indosserà per sbaglio sui suoi pantaloni una camicia dell’altro, e se ne accorgerà soltanto in strada. Penserà “che stupido, ho sbagliato camicia!”, “avrei fatto meglio ad alzarmi prima, stamattina” e altre cose così. Poi magari qualcuno lo saluterà dicendogli: - Sai hai proprio una bella camicia, perché non l’avevi messa mai? - e allora il ragazzo comincerà pian piano a pensare che forse quei due colori stanno pure bene insieme, quello della camicia e quello dei pantaloni, voglio dire. Allora la mattina dopo quel ragazzo forse (forse, ma non è detto) chiederà a suo fratello di lasciargli ancora indossare quella camicia che gli stava così bene, e magari gliene offrirà in cambio una delle sue. Forse lo lascerà addirittura scegliere nella sua porzione di armadio. Forse. Alla fine ognuno dei due fratelli avrà il doppio delle camicie che aveva prima, e anche il doppio dei pantaloni, dei maglioni, dei calzini e delle mutande. La storia siamo noi! Perché David e Mohammed sono “nemici”? Che cosa è successo in Israele e Palestina? Dividetevi in gruppi e cercate informazioni sulla storia di questi Paesi. Poi raccogliete in ordine cronologico i fatti storici e esponeteli alla classe. Comprendo Informazioni implicite  Sia David sia Mohammed descrivono la loro terra:   con dolore   con serenità   con disprezzo   con rabbia  Quale similitudine usa Mohammed per spiegare la presenza di due popoli sulla stessa terra?   Secondo te, perché alla fine i due fratelli saranno contenti di condividere lo stesso armadio?  Rifletto sulla lingua  Osserva i verbi che trovi nel testo in questa pagina. Sono quasi tutti allo stesso tempo verbale: quale?   Secondo te, viene usato questo tempo per indicare:   cose che non accadranno mai.   cose che potrebbero accadere.   cose che accadranno di sicuro.