E Rosa disse no

Uguali e diversi biografia E Rosa disse no Adatt. da Sabina Colloredo, Rosa Parks. Il no che cambiò la storia, Edizioni EL Nel 1955, negli Stati del Sud degli Stati Uniti esisteva la segregazione razziale. Gli afroamericani non potevano frequentare le stesse scuole dei bianchi, non potevano andare negli stessi luoghi pubblici, negli stessi ospedali… Rosa Parks era un’afroamericana che diventò un simbolo delle battaglie per i diritti civili degli afroamericani. Ecco che cosa accadde a Montgomery, Alabama, una sera d’inverno. Era il primo giorno di dicembre del 1955, e a Montgomery c’era un freddo pungente, quando Rosa entrò nel seminterrato del magazzino dove lavorava come sarta. Uno stanzone umido, poco illuminato, dove una ventina di donne stavano chine come lei, dalla mattina alla sera, sui tavoli da cucito. Quando finì era buio pesto, aveva la schiena a pezzi e i piedi gonfi nelle scarpe troppo dure. Era stanchissima. Si recò alla fermata dell’autobus e, quando arrivò, sospirò di sollievo, accorgendosi che era quasi vuoto e che avrebbe potuto sedersi. Si sistemò nelle file centrali, quelle dove un nero poteva sedersi a condizione che non ci fossero bianchi in piedi, vicino al finestrino. Tra poco sarebbe stata a casa, si sarebbe tolta le scarpe, infilata la vestaglia di lana calda e avrebbe preparato la minestra per Raymond. - Alzati e lascia libero il posto! - il tono brusco di una voce maschile la fece sobbalzare. Rosa si era persa nei suoi pensieri, ma ritornò immediatamente alla realtà: l’autobus si era riempito, fermata dopo fermata, e ora c’era un bianco, in piedi di fronte a lei, che voleva sedersi al suo posto. - Anche voi! - sbraitò l’autista, rivolto ai neri che erano seduti accanto a Rosa. - Fuori dai piedi! Lasciate libera la fila. I passeggeri obbedirono e si spostarono, ma Rosa rimase ferma al suo posto, guardando fisso lo spazio davanti a sé. Le sue dita tremavano leggermente sulla chiusura della borsetta che teneva in grembo. James Blake, l’autista, un razzista convinto, lasciò il posto di guida e le si parò davanti. Era un uomo grande e grosso, dal volto paonazzo. - Vuoi alzarti o no, negra? - No, - rispose Rosa con calma, guardandolo negli occhi. Improvvisamente si sentiva esausta e il fatto di rimettersi in piedi e spostarsi in un altro sedile le sembrava uno sforzo impossibile. Non era spossatezza fisica, perché a quella era abituata e sapeva controllarla, ma era qualcosa di più profondo, che si era sedimentato anno dopo anno, e che stava venendo a galla quel giorno, in quell’ora, in quell’autobus. Blake la fissava incredulo. Non era mai successo che una nera si rifiutasse di cedere il posto a un bianco. Mai. Era un evento che aveva dell’incredibile e come tale andava punito platealmente. - Guarda che se non ti alzi ti faccio arrestare. - Sì. Lo può fare, - rispose Rosa con voce chiara, senza muoversi di un millimetro. Dopo averle scoccato un’ultima, terribile occhiata, Blake scese dall’autobus e andò a chiamare i poliziotti, imprecando sottovoce. L’autobus ormai era quasi deserto. Rosa non osava guardarsi attorno. Appoggiò la fronte al finestrino e vide arrivare l’autista insieme a due poliziotti. - Perché non si è alzata? - le chiese il poliziotto, mentre l’autista, alle sue spalle, gongolava di soddisfazione. - E perché voi ci trattate così? - gli chiese Rosa. Il poliziotto sembrò preso alla sprovvista da quella domanda. - Non so, ma devo far rispettare la legge. Lei è in arresto! Rosa si alzò con tutta la dignità di cui era capace, talmente serena e impassibile che i passeggeri la guardarono incuriositi e anche un po’ ammirati, mentre scendeva dall’autobus e si sedeva come una regina nell’auto della polizia. Rosa Parks in una foto del 1956. La storia siamo noi! Rosa Parks fu incarcerata, ma il suo gesto di protesta segnò l’inizio di una serie di boicottaggi da parte degli afroamericani alle ingiuste leggi dei bianchi. A poco più di un anno dalla disobbedienza di Rosa, la Corte Suprema varò una legge che permetteva a bianchi e afroamericani di sedersi fianco a fianco sui mezzi pubblici. L’autobus sul quale sedeva Rosa Parks nel 1955 è stato restaurato ed è ora conservato in un museo negli Stati Uniti. Comprendo Informazioni implicite Nella seconda parte del testo si dice che Rosa non è solo stanca fisicamente ma anche per un altro motivo. Quale secondo te? Quali sentimenti ha Blake nei confronti dell’atteggiamento di Rosa? È meravigliato e ammirato. È meravigliato e arrabbiato. È del tutto indifferente. Perché, secondo te, l’autobus sul quale viaggia Rosa a un certo punto rimane “quasi deserto”? Rifletto sulla lingua Nel testo ci sono due verbi al modo imperativo. Da chi vengono usati? Con quale scopo?

Uguali e diversi

biografia

E Rosa disse no

Adatt. da Sabina Colloredo, Rosa Parks. Il no che cambiò la storia, Edizioni EL


Nel 1955, negli Stati del Sud degli Stati Uniti esisteva la segregazione razziale. Gli afroamericani non potevano frequentare le stesse scuole dei bianchi, non potevano andare negli stessi luoghi pubblici, negli stessi ospedali… Rosa Parks era un’afroamericana che diventò un simbolo delle battaglie per i diritti civili degli afroamericani. Ecco che cosa accadde a Montgomery, Alabama, una sera d’inverno.

Era il primo giorno di dicembre del 1955, e a Montgomery c’era un freddo pungente, quando Rosa entrò nel seminterrato del magazzino dove lavorava come sarta. Uno stanzone umido, poco illuminato, dove una ventina di donne stavano chine come lei, dalla mattina alla sera, sui tavoli da cucito. Quando finì era buio pesto, aveva la schiena a pezzi e i piedi gonfi nelle scarpe troppo dure. Era stanchissima. Si recò alla fermata dell’autobus e, quando arrivò, sospirò di sollievo, accorgendosi che era quasi vuoto e che avrebbe potuto sedersi. Si sistemò nelle file centrali, quelle dove un nero poteva sedersi a condizione che non ci fossero bianchi in piedi, vicino al finestrino. Tra poco sarebbe stata a casa, si sarebbe tolta le scarpe, infilata la vestaglia di lana calda e avrebbe preparato la minestra per Raymond.

- Alzati e lascia libero il posto! - il tono brusco di una voce maschile la fece sobbalzare. Rosa si era persa nei suoi pensieri, ma ritornò immediatamente alla realtà: l’autobus si era riempito, fermata dopo fermata, e ora c’era un bianco, in piedi di fronte a lei, che voleva sedersi al suo posto. - Anche voi! - sbraitò l’autista, rivolto ai neri che erano seduti accanto a Rosa. - Fuori dai piedi! Lasciate libera la fila. I passeggeri obbedirono e si spostarono, ma Rosa rimase ferma al suo posto, guardando fisso lo spazio davanti a sé. Le sue dita tremavano leggermente sulla chiusura della borsetta che teneva in grembo. James Blake, l’autista, un razzista convinto, lasciò il posto di guida e le si parò davanti. Era un uomo grande e grosso, dal volto paonazzo. - Vuoi alzarti o no, negra?

- No, - rispose Rosa con calma, guardandolo negli occhi. Improvvisamente si sentiva esausta e il fatto di rimettersi in piedi e spostarsi in un altro sedile le sembrava uno sforzo impossibile. Non era spossatezza fisica, perché a quella era abituata e sapeva controllarla, ma era qualcosa di più profondo, che si era sedimentato anno dopo anno, e che stava venendo a galla quel giorno, in quell’ora, in quell’autobus. Blake la fissava incredulo. Non era mai successo che una nera si rifiutasse di cedere il posto a un bianco. Mai. Era un evento che aveva dell’incredibile e come tale andava punito platealmente.

- Guarda che se non ti alzi ti faccio arrestare.

- Sì. Lo può fare, - rispose Rosa con voce chiara, senza muoversi di un millimetro.

Dopo averle scoccato un’ultima, terribile occhiata, Blake scese dall’autobus e andò a chiamare i poliziotti, imprecando sottovoce.

L’autobus ormai era quasi deserto. Rosa non osava guardarsi attorno. Appoggiò la fronte al finestrino e vide arrivare l’autista insieme a due poliziotti.

- Perché non si è alzata? - le chiese il poliziotto, mentre l’autista, alle sue spalle, gongolava di soddisfazione.

- E perché voi ci trattate così? - gli chiese Rosa.

Il poliziotto sembrò preso alla sprovvista da quella domanda. - Non so, ma devo far rispettare la legge. Lei è in arresto!

Rosa si alzò con tutta la dignità di cui era capace, talmente serena e impassibile che i passeggeri la guardarono incuriositi e anche un po’ ammirati, mentre scendeva dall’autobus e si sedeva come una regina nell’auto della polizia.

Comprendo

Informazioni implicite

  •  Nella seconda parte del testo si dice che Rosa non è solo stanca fisicamente ma anche per un altro motivo. Quale secondo te?   
  •  Quali sentimenti ha Blake nei confronti dell’atteggiamento di Rosa?
    •   È meravigliato e ammirato.
    •   È meravigliato e arrabbiato.
    •   È del tutto indifferente.
  •  Perché, secondo te, l’autobus sul quale viaggia Rosa a un certo punto rimane “quasi deserto”?   
Rifletto sulla lingua
  •  Nel testo ci sono due verbi al modo imperativo.
    •   Da chi vengono usati? 
    •   Con quale scopo?