Una bella mattina

Cose dell'altro mondo narrativo fantastico Una bella mattina Adatt. da Philippe Claudel, Il mondo senza bambini e altre storie, Salani Una bella mattina, o meglio, una schifosa mattina, sì, sì, davvero una schifosa mattina, aprendo gli occhi, gli uomini si resero conto che c’era qualcosa di strano. Non un rumore. Non una risata. Non un chiacchierio. Niente di niente. I bambini erano spariti. Quando dico i bambini, intendo tutti i bambini, ovunque nel mondo, in tutti i Paesi, in tutte le città, in tutta la campagna. Cerca e ricerca, fruga di qua e di là, chiama i pompieri, la polizia, i militari… niente da fare: nemmeno l’ombra di un bambino. L’unica cosa che si riuscì a trovare fu un pezzo di carta un po’ stropicciato che con una scrittura microscopica e impacciata, e molti errori di ortografia, annunciava: “Non fano altro che rimpoveracci, non ci ascoltano mai, non sipuò giocare cuando si vuole, ci mandano a l’etto tropo presto, non si può mangiare ciccolata a l’etto, bisonia sempre lavarsi i denti: siamo stuffi dei grandi: ce nandiamo. Vi lascamo”. Ed era firmato “I bambini”. Panico generale! Genitori inconsolabili! Famiglie in lacrime! Regnanti e capi di governo promisero che avrebbero ritrovato i bambini. Ma questi si erano nascosti bene. Si erano concentrati tutti nell’oasi di Kerambala, all’estremo sud della Maderania, una contrada inaccessibile ai grandi. Lì nessuno li scocciava. C’era da mangiare e da bere a volontà. Era possibile non lavarsi e andare a letto a mezzanotte. Non si andava a scuola. Ci si lasciava crescere le unghie. Si giocava tutto il giorno. Ci si abbuffava di dolci. E soprattutto, soprattutto, mai un rimprovero! Mai! Il mondo era diventato di una tristezza spaventosa. Le città somigliavano a grandi distese morte. Parchi e giardini pubblici erano preda di uno strano sonno. Le case rimanevano silenziose. Gli adulti vagavano come anime in pena. Una sera, i bambini decisero che la lezione era durata a sufficienza. Tornarono ciascuno nelle proprie stanze contemporaneamente e l’indomani, su tutta la superficie del pianeta, gli uomini si svegliarono di nuovo con i bambini. Festa generale! Fuochi d’artificio! Pioggia di baci! I bambini furono accolti come eroi e trattati come re. Si permise loro tutto quello che volevano. La Terra infine girava di nuovo. Ma il tempo passa per tutti, anche per i bambini. E i bambini un giorno o l’altro diventano grandi, e diventano genitori che hanno a loro volta dei figli, dei bambini che amano teneramente e che ciò nonostante sgridano, puniscono, dei bambini che li fanno brontolare. Così una bella mattina, o meglio un’orrenda mattina, sì, sì, proprio un’orrenda mattina, ci si sveglia e “Dio mio! Cosa succede?”, ci si rende conto che i bambini sono scomparsi, e quando dico i bambini, intendo tutti i bambini, ovunque nel mondo, in tutti i Paesi, in tutta la campagna. Cerca e ricerca, fruga di qua e di là, chiama i pompieri, la polizia. Strategie! In un testo narrativo il racconto degli eventi è organizzato secondo modalità scelte dall’autore. Riconoscere l’organizzazione logica di un testo e seguire il filo del discorso aiuta a comprenderlo. Parliamone insieme Con i tuoi compagni immagina che cosa accadrebbe se i bambini iniziassero a fare tutto ciò che vogliono. Che cosa farebbero? E che tipo di adulti diventerebbero? Comprendo Interpretare In questo testo le vicende sono organizzate in modo particolare, infatti ci sono due sequenze che si ripetono. Individuale e sottolineale nel testo. Secondo te, perché l’autore ha voluto inserire due sequenze che si ripetono? Perché non sapeva come concludere il racconto. Perché voleva dare il senso di un ciclo che si ripete. Perché voleva scrivere un racconto divertente. Qual è l’idea centrale del testo?

Cose dell'altro mondo

narrativo fantastico

Una bella mattina

Adatt. da Philippe Claudel, Il mondo senza bambini e altre storie, Salani


Una bella mattina, o meglio, una schifosa mattina, sì, sì, davvero una schifosa mattina, aprendo gli occhi, gli uomini si resero conto che c’era qualcosa di strano. Non un rumore. Non una risata. Non un chiacchierio. Niente di niente. I bambini erano spariti. Quando dico i bambini, intendo tutti i bambini, ovunque nel mondo, in tutti i Paesi, in tutte le città, in tutta la campagna. Cerca e ricerca, fruga di qua e di là, chiama i pompieri, la polizia, i militari… niente da fare: nemmeno l’ombra di un bambino. L’unica cosa che si riuscì a trovare fu un pezzo di carta un po’ stropicciato che con una scrittura microscopica e impacciata, e molti errori di ortografia, annunciava:

“Non fano altro che rimpoveracci, non ci ascoltano mai, non sipuò giocare cuando si vuole, ci mandano a l’etto tropo presto, non si può mangiare ciccolata a l’etto, bisonia sempre lavarsi i denti: siamo stuffi dei grandi: ce nandiamo. Vi lascamo”. Ed era firmato “I bambini”.

Panico generale! Genitori inconsolabili! Famiglie in lacrime! Regnanti e capi di governo promisero che avrebbero ritrovato i bambini. Ma questi si erano nascosti bene. Si erano concentrati tutti nell’oasi di Kerambala, all’estremo sud della Maderania, una contrada inaccessibile ai grandi. Lì nessuno li scocciava. C’era da mangiare e da bere a volontà. Era possibile non lavarsi e andare a letto a mezzanotte. Non si andava a scuola. Ci si lasciava crescere le unghie. Si giocava tutto il giorno. Ci si abbuffava di dolci. E soprattutto, soprattutto, mai un rimprovero!

Mai!

Il mondo era diventato di una tristezza spaventosa. Le città somigliavano a grandi distese morte. Parchi e giardini pubblici erano preda di uno strano sonno. Le case rimanevano silenziose. Gli adulti vagavano come anime in pena.

Una sera, i bambini decisero che la lezione era durata a sufficienza. Tornarono ciascuno nelle proprie stanze contemporaneamente e l’indomani, su tutta la superficie del pianeta, gli uomini si svegliarono di nuovo con i bambini.

Festa generale! Fuochi d’artificio! Pioggia di baci!

I bambini furono accolti come eroi e trattati come re. Si permise loro tutto quello che volevano.

La Terra infine girava di nuovo.

Ma il tempo passa per tutti, anche per i bambini. E i bambini un giorno o l’altro diventano grandi, e diventano genitori che hanno a loro volta dei figli, dei bambini che amano teneramente e che ciò nonostante sgridano, puniscono, dei bambini che li fanno brontolare.

Così una bella mattina, o meglio un’orrenda mattina, sì, sì, proprio un’orrenda mattina, ci si sveglia e “Dio mio! Cosa succede?”, ci si rende conto che i bambini sono scomparsi, e quando dico i bambini, intendo tutti i bambini, ovunque nel mondo, in tutti i Paesi, in tutta la campagna. Cerca e ricerca, fruga di qua e di là, chiama i pompieri, la polizia.

Comprendo

Interpretare

  •  In questo testo le vicende sono organizzate in modo particolare, infatti ci sono due sequenze che si ripetono. Individuale e sottolineale nel testo.
  •  Secondo te, perché l’autore ha voluto inserire due sequenze che si ripetono?
    •   Perché non sapeva come concludere il racconto.
    •   Perché voleva dare il senso di un ciclo che si ripete.
    •   Perché voleva scrivere un racconto divertente.
  •  Qual è l’idea centrale del testo?