L’affarissimo del secolo

Cose dell'altro mondo narrativo fantastico L’affarissimo del secolo Marcello Argilli, Alla signorina Elle con tanto affetto, Fatatrac Il commendatore Mimmo Mammoli era un commerciante senza scrupoli, che pensava soltanto a guadagnare il più possibile. Malgrado si fosse arricchito comprando e rivendendo palazzi, fabbriche, quadri, gioielli, ancora non era soddisfatto e sognava di combinare un affare tanto redditizio che lo facesse diventare addirittura straricco. Finalmente un giorno gli venne un’idea mai avuta da nessun commerciante, e sicuro di poter combinare l’affarissimo del secolo, andò dall’alfabeto e gli chiese di vendergli una delle sue lettere. - Nessuno - disse per ingraziarselo - apprezza le sue lettere quanto me, averne una è stato il mio sogno fin da bambino. Ma l’alfabeto non voleva saperne di rinunciare a una delle sue lettere. - Lei ne ha tante: - insistette il commendatore Mimmo Mammoli - una in meno o una in più non cambierebbe il suo magnifico aspetto… Gliela pago a peso d’oro, purché abbia il diritto di usarla solo io… Ci pensi, un’occasione simile non le capiterà più… Insistette tanto che l’alfabeto tentato disse: - Quale vorrebbe? - La emme - disse Mimmo Mammoli. Era infatti quella che gli piaceva di più perché ne aveva ben sei nel nome e nel cognome. Accordatisi sul prezzo, ne divenne così l’unico proprietario, e appena ne entrò in possesso la rinchiuse nella sua cassaforte. Da quel giorno, poiché poteva usarla solo lui, la emme sparì dai libri, dai giornali, dai manifesti, dalle insegne dei negozi, e soprattutto dai discorsi della gente. Il “Manuale di matematica” divenne il “Anuale di ateatica”; le insegne dei negozi divennero Obili, Acelleria, Grandi Agazzini; quando una persona incontrava un amico era costretta a dire: - Coe stai? - e l’altro rispondeva: - Ale… Massimiliano era chiamato Assiiliano, Maria era chiamata Aria; la gente quando si arrabbiava diceva: - Annaggia la iseria! - Alla televisione gli annunciatori annunciavano i prograi, nelle telenovele gli innamorati si dicevano appassionatamente: - Ti ao tanto! - I vigili facevano le ulte, a scuola si studiava la graatica, allo stadio i tifosi gridavano: - Forza Roa! Viva il Ilan! - Soprattutto per i bambini fu un tormento dover parlare senza la emme, perché per chiamare la mamma dovevano dire: - Aa! Da un giorno all’altro la vita della città fu sconvolta e il commendatore Mimmo Mammoli gongolò, perché proprio su questo fatto contava per realizzare l’affarissimo del secolo, che lo avrebbe reso straricco. Sul “Essaggero”, il principale quotidiano della città, comparve infatti questo comunicato: “Da oggi permetterò a ogni cittadino di usare la lettera emme, purché ogni volta che la pronunci o la scriva mi paghi tot lire. Il pagamento va eseguito in anticipo. COMMENDATORE MAMMOLI LEGITTIMO PROPRIETARIO DELLA LETTERA EMME P.S. Le emme di questo comunicato compaiono per gentile concessione del suddetto proprietario”. Benché quel tot fosse molto alto e solo i più ricchi della città potessero permettersi di pagarlo, il commendatore cominciò a incassare somme enormi, e non gli importava che la maggioranza della popolazione, non potendo pagare, fosse costretta a parlare senza la emme. Comprendo Informazioni esplicite Qual è lo scopo del protagonista del racconto? Che cosa risponde l’alfabeto all’inizio? Che cosa accade dopo che la emme è stata venduta? Secondo te, perché si tratta dell’“affarissimo del secolo”? Perché Mammoli ha comprato la più bella lettera dell’alfabeto. Perché Mammoli fa un mucchio di soldi dando la emme in uso. Perché l’alfabeto si è liberato di una lettera e ha anche preso dei soldi. dall'orale allo scrittoavvio ai compiti di realtà Insieme ai tuoi compagni prova a inventare un racconto fantastico ispirato a questo. Un titolo potrebbe essere “Storia della donna che rubò i numeri”. A turno raccontate un pezzetto della storia. Ascoltate bene i pezzetti dei compagni e continuate la storia in modo coerente. Registrate e dopo trascrivete la storia sul quaderno. Fate le modifiche necessarie per passare dal testo orale al testo scritto.
Cose dell'altro mondo narrativo fantastico L’affarissimo del secolo Marcello Argilli, Alla signorina Elle con tanto affetto, Fatatrac Il commendatore Mimmo Mammoli era un commerciante senza scrupoli, che pensava soltanto a guadagnare il più possibile. Malgrado si fosse arricchito comprando e rivendendo palazzi, fabbriche, quadri, gioielli, ancora non era soddisfatto e sognava di combinare un affare tanto redditizio che lo facesse diventare addirittura straricco. Finalmente un giorno gli venne un’idea mai avuta da nessun commerciante, e sicuro di poter combinare l’affarissimo del secolo, andò dall’alfabeto e gli chiese di vendergli una delle sue lettere. - Nessuno - disse per ingraziarselo - apprezza le sue lettere quanto me, averne una è stato il mio sogno fin da bambino. Ma l’alfabeto non voleva saperne di rinunciare a una delle sue lettere. - Lei ne ha tante: - insistette il commendatore Mimmo Mammoli - una in meno o una in più non cambierebbe il suo magnifico aspetto… Gliela pago a peso d’oro, purché abbia il diritto di usarla solo io… Ci pensi, un’occasione simile non le capiterà più… Insistette tanto che l’alfabeto tentato disse: - Quale vorrebbe? - La emme - disse Mimmo Mammoli. Era infatti quella che gli piaceva di più perché ne aveva ben sei nel nome e nel cognome. Accordatisi sul prezzo, ne divenne così l’unico proprietario, e appena ne entrò in possesso la rinchiuse nella sua cassaforte. Da quel giorno, poiché poteva usarla solo lui, la emme sparì dai libri, dai giornali, dai manifesti, dalle insegne dei negozi, e soprattutto dai discorsi della gente. Il “Manuale di matematica” divenne il “Anuale di ateatica”; le insegne dei negozi divennero Obili, Acelleria, Grandi Agazzini; quando una persona incontrava un amico era costretta a dire: - Coe stai? - e l’altro rispondeva: - Ale… Massimiliano era chiamato Assiiliano, Maria era chiamata Aria; la gente quando si arrabbiava diceva: - Annaggia la iseria! - Alla televisione gli annunciatori annunciavano i prograi, nelle telenovele gli innamorati si dicevano appassionatamente: - Ti ao tanto! - I vigili facevano le ulte, a scuola si studiava la graatica, allo stadio i tifosi gridavano: - Forza Roa! Viva il Ilan! - Soprattutto per i bambini fu un tormento dover parlare senza la emme, perché per chiamare la mamma dovevano dire: - Aa! Da un giorno all’altro la vita della città fu sconvolta e il commendatore Mimmo Mammoli gongolò, perché proprio su questo fatto contava per realizzare l’affarissimo del secolo, che lo avrebbe reso straricco. Sul “Essaggero”, il principale quotidiano della città, comparve infatti questo comunicato: “Da oggi permetterò a ogni cittadino di usare la lettera emme, purché ogni volta che la pronunci o la scriva mi paghi tot lire. Il pagamento va eseguito in anticipo. COMMENDATORE MAMMOLI LEGITTIMO PROPRIETARIO DELLA LETTERA EMME P.S. Le emme di questo comunicato compaiono per gentile concessione del suddetto proprietario”. Benché quel tot fosse molto alto e solo i più ricchi della città potessero permettersi di pagarlo, il commendatore cominciò a incassare somme enormi, e non gli importava che la maggioranza della popolazione, non potendo pagare, fosse costretta a parlare senza la emme. Comprendo Informazioni esplicite  Qual è lo scopo del protagonista del racconto?   Che cosa risponde l’alfabeto all’inizio?   Che cosa accade dopo che la emme è stata venduta?    Secondo te, perché si tratta dell’“affarissimo del secolo”?   Perché Mammoli ha comprato la più bella lettera dell’alfabeto.   Perché Mammoli fa un mucchio di soldi dando la emme in uso.   Perché l’alfabeto si è liberato di una lettera e ha anche preso dei soldi. dall'orale allo scrittoavvio ai compiti di realtà  Insieme ai tuoi compagni prova a inventare un racconto fantastico ispirato a questo. Un titolo potrebbe essere “Storia della donna che rubò i numeri”.  A turno raccontate un pezzetto della storia. Ascoltate bene i pezzetti dei compagni e continuate la storia in modo coerente. Registrate e dopo trascrivete la storia sul quaderno. Fate le modifiche necessarie per passare dal testo orale al testo scritto.