In gita nella galassia terrestre

Cose dell'altro mondo racconto di fantascienza In gita nella galassia terrestre Patrizia Rossi, Mi chiamo Druw, Fabbri Stavamo facendo una specie di gita scolastica nella vostra galassia, quando sorvolando la Terra abbiamo sentito un certo languorino e abbiamo deciso di fare un picnic in un posticino grazioso. Gli strumenti lo avevano dato per il luogo migliore di lì a qualche miglio. Eravamo appena atterrati e stavamo per scendere, tutti contenti e rumorosi… plip plop plip… quando abbiamo ricevuto un improvviso contrordine. Non so, forse sono stato spinto da qualche burlone, ma sono precipitato lungo la rampa che stava rientrando e sono caduto. Il resto non lo ricordo più. Mi sono svegliato in un letto alto e bianco. Intorno a me, tutto era bianco. - Ehilà! Il signorino si è svegliato. - La voce era acuta e sembrava volermi frugare nella testa. - Dove sono? - Non è importante dove ti trovi adesso, ma da dove vieni! Comunque sei all’ospedale. Allora, come ti chiami e quanti anni hai? - Druw, e ho compiuto da poco quarantanove anni… - Stavo per aggiungere qualcosa ma l’espressione allibita e subito dopo arrabbiata della donna mi fece zittire. - Non permetterti di prendermi in giro. Sarai il solito monello scappato di casa. Comunque non sei di queste parti. E il tuo è un accento strano. Cominciavo a ricordare la mia caduta. Mi alzai dal letto di corsa e mi precipitai al lavandino, per vedermi allo specchio. Ero sempre io, solo che al posto delle mie orecchie cosmiche avevo un paio di grumi di carne accartocciata, e invece dei soliti zoom retrattili agli infrarossi mi ritrovavo due bulbi bianchi con una sfera azzurra nel mezzo. Sbattevano in continuazione, come se un sipario peloso si abbattesse su di loro. Insomma avevo assunto le sembianze di un bambino terrestre grazie alla nostra capacità di mimetizzazione genetica. Scopro il testo I personaggi di questo testo sono: tutti fantastici. tutti realistici. un po’ realistici e un po’ fantastici. Il protagonista si chiama ed è: un terrestre. un alieno. Sottolinea nel testo le parole che ti hanno permesso di rispondere. Dov’è ambientato il racconto? Com’era il protagonista prima della mimetizzazione genetica? Rileggi il testo, rintraccia i dati descrittivi e sottolineali.

Cose dell'altro mondo

racconto di fantascienza

In gita nella galassia terrestre

Patrizia Rossi, Mi chiamo Druw, Fabbri


Stavamo facendo una specie di gita scolastica nella vostra galassia, quando sorvolando la Terra abbiamo sentito un certo languorino e abbiamo deciso di fare un picnic in un posticino grazioso. Gli strumenti lo avevano dato per il luogo migliore di lì a qualche miglio.

Eravamo appena atterrati e stavamo per scendere, tutti contenti e rumorosi… plip plop plip… quando abbiamo ricevuto un improvviso contrordine. Non so, forse sono stato spinto da qualche burlone, ma sono precipitato lungo la rampa che stava rientrando e sono caduto. Il resto non lo ricordo più.

Mi sono svegliato in un letto alto e bianco. Intorno a me, tutto era bianco.

- Ehilà! Il signorino si è svegliato. - La voce era acuta e sembrava volermi frugare nella testa.

- Dove sono?

- Non è importante dove ti trovi adesso, ma da dove vieni! Comunque sei all’ospedale. Allora, come ti chiami e quanti anni hai?

- Druw, e ho compiuto da poco quarantanove anni… - Stavo per aggiungere qualcosa ma l’espressione allibita e subito dopo arrabbiata della donna mi fece zittire.

- Non permetterti di prendermi in giro. Sarai il solito monello scappato di casa. Comunque non sei di queste parti. E il tuo è un accento strano.

Cominciavo a ricordare la mia caduta.

Mi alzai dal letto di corsa e mi precipitai al lavandino, per vedermi allo specchio. Ero sempre io, solo che al posto delle mie orecchie cosmiche avevo un paio di grumi di carne accartocciata, e invece dei soliti zoom retrattili agli infrarossi mi ritrovavo due bulbi bianchi con una sfera azzurra nel mezzo. Sbattevano in continuazione, come se un sipario peloso si abbattesse su di loro. Insomma avevo assunto le sembianze di un bambino terrestre grazie alla nostra capacità di mimetizzazione genetica.