Per filo e per sogno - Letture 5 Sfoglialibro

Ma a sue spese scoprì che, a pensarla in quel modo, non è facile poi trovare amici, fra gli altri uccelli E anche i suoi genitori erano afflitti a vederlo così: che passava giornate intere tutto solo, dietro ai suoi esperimenti, quei suoi voli planati a bassa quota, provando e riprovando. Ma perché, Jon, perché? gli domandò sua madre. Perché non devi essere un gabbiano come tutti gli altri, Jon? Perché non lo lasci ai pellicani il volo radente? E perché non mangi niente? Figlio mio sei ridotto penne e ossa! Non m importa se sono penne e ossa, mamma. A me importa soltanto imparare che cosa si può fare su per aria, e cosa no: ecco tutto. A me preme soltanto di sapere. Sta un po a sentire, Jonathan gli disse suo padre, con le buone. Manca poco all inverno. E le barche saranno pochine, e i pesci nuoteranno più profondi, sotto il pelo dell acqua. Se proprio vuoi studiare studia il modo di procurarti il cibo. Non scordarti, figliolo, che si vola per mangiare. Jonathan assentì, obbediente. Nei giorni successivi cercò quindi di comportarsi come gli altri gabbiani. E, gettando strida, giostrava, torneava anche lui con lo Stormo intorno ai moli, intorno ai pescherecci, tuffandosi a gara per acchiappare un pezzo di pane, un pesciolino, qualche avanzo. Ma a un certo punto non ne poté più. Tutto questo non ha senso , si disse: e lasciò cadere, apposta, un acciuga duramente conquistata. Qui perdo tempo, quando potrei impiegarlo invece a esercitarmi! Ci sono tante cose da imparare! . Non passò molto tempo, infatti, che Jonathan piantò lo Stormo e tornò solo, sull alto mare, a esercitarsi, affamato e felice. 219
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