La lingua dell’amicizia

NARRATIVO FANTASTICO Verso la secondaria La lingua dell amicizia Chiara Lossani, Una torre contro il cielo, Edizioni Paoline Iruk ha difficoltà a parlare ed è un ragazzino solitario e senza amici. Vive a Babilonia, dove l ambizioso re sta facendo costruire un altissima torre per diventare padrone di tutta la terra e del cielo. Durante una visita alla torre, Iruk conosce Bastir, un giovane scriba con cui fa subito amicizia. Un giorno, all improvviso, una gigantesca tromba d aria si abbatte sulla torre e distrugge tutta la città. La gente scappa terrorizzata e confusa, improvvisamente nessuno parla più la stessa lingua, ma mille lingue diverse. Iruk si rifugia in un oasi insieme ai suoi genitori e al vecchio saggio Atalu. Sta bene, ma è triste perché non sa più nulla di Bastir. C era movimento sotto le palme, nuovi arrivi, nuovi fuochi che si accendevano, altre persone che cercavano un rifugio per la notte. Ho guardato meglio, e sono riuscito a distinguere un gruppo di adulti e qualche bambino in braccio alla mamma. Più discosto li seguiva un ragazzo, che ha incominciato a vagare da solo per l oasi, osservando da vicino le persone sdraiate intorno ai fuochi. Quando è stato a due passi da me, l ho riconosciuto: Bastir, sei tu? Mi ha raggiunto la luce di un sorriso, più splendente delle stelle in cielo. Parliamo la stessa lingua! gli ho detto, invece di chiedergli come stava e come era arrivato fino a lì. Finalmente ti ho trovato, Iruk! Lui si è messo a sedere vicino a me. Gli ho offerto i datteri che avevo raccolto, poi abbiamo incominciato a chiacchierare. Sottovoce, per non svegliare gli altri, abbiamo ricordato la Grande Casa che crollava. Bastir mi aveva cercato nella calca, poi era fuggito dalla torre, e quando era stato fuori dalle mura aveva seguito il gruppo con cui era arrivato fino all oasi. La sua voce si spezzava in mille sospiri, e quando è toccato a me raccontare, il sasso nella gola mi si è messo di traverso molte volte. Ricordare quei momenti metteva ansia a tutti e due, così abbiamo deciso di fare un gioco. Non c è più il re a dirci come dobbiamo parlare. Perché 224

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